
Per rabbia o per amore
Nell’antologia Per rabbia o per amore. Lo sport in dodici racconti è presente il racconto L’ora migliore - Cecchino Romanoni, tennista e disertore.

Nell’antologia Per rabbia o per amore. Lo sport in dodici racconti è presente il racconto L’ora migliore - Cecchino Romanoni, tennista e disertore.

C’è in Italia un archivio di storie vere di studenti universitari che mentono a chiunque sulla propria carriera di studi, fino a invitare tutti a una laurea che non esiste. Si trovano così al cospetto di un sistema di menzogne così complesso da non riuscire più a governarlo. Il giovane Livio Maiorano è un mosaico di queste innumerevoli storie, che come in quelle vere trascina fino all’ultimo possibile istante la finzione fino a quando tutto crolla, e non rimane che cercare lo spiraglio in cui, forse, si nasconde la salvezza.
Il laureando è un esordio ammirevole, profondo e illuminante. Intercetta uno dei più grandi drammi del nostro tempo e lo sveste dell’eccezionalità e della alterità che, per non sentirsi coinvolti, si tende ad attribuirgli. Invece, che sia per gli studi, la famiglia, il lavoro o il concetto di «casa» siamo tutti intossicati da quello stesso veleno, che ci rende confusi, fermi, indefiniti; sempre -andi e mai -ati.
Alzi la mano chi, in almeno un campo, non è stato Livio Maiorano. Alzi la mano chi è certo di volerlo davvero, questo suffisso delle cose esaudite che sembra l’obiettivo di tutti ma il sogno di nessuno.
Il finale del libro di Amendola è aperto, non porta un messaggio e questa è la sua forza, oltre alla scrittura lucida e limpida. Ma a tutti i ragazzi che stanno affrontando una vicenda simile, una cosa la si può dire, ed è che non c'è niente che conti più della vostra vita, della vostra serenità, nemmeno la laurea. Cercate di aprirvi, di parlarne: se a fare paura è il non detto, allora voi provate a dirlo a qualcuno.
C'è una grande tenerezza in questo romanzo di periferia.
La periferia italiana, i tentativi di emanciparsi da essa, o le costrizioni a tornarvi, le delusioni della metropoli sono diventate, giustamente, un tema letterario molto prolifico. Qui il protagonista è Livio Maiorano, il luogo dell’azione è una Calabria bellissima e depredata, ma ci sono anche Pisa, la Versilia. Una storia sulle promesse fatte, deluse e mantenute, da sé e dagli altri. «Sai qual è la verità?», recita l’epigrafe, «Vorremmo innamorarci e non ammalarci».
“Il laureando” parla dei riti di una provincia benestante e asfissiante, di chi ha intrapreso la strada sui binari adatti e non può perdersi guardando chi è rimasto indietro e del disagio più profondo, delle parti nascoste di noi. Quelle che, a tirarle fuori, ad ammetterle a chi amiamo, siamo certi ci toglierebbero pezzi di pelle. Ma a volte solo da nudi il futuro è visibile.
Intervista di Silvia Nucini per il podcast Voce ai libri, Chora Media.
Ascolta l’intervista
Un contributo dal titolo Screenwriting doubt in Corneliu Porumboiu per il volume The Works of the Romanian Screenwriters, di prossima pubblicazione con Bloomsbury.
Scrivo anche per il cinema e la televisione, dove ci si rimbocca le maniche di continuo. A seconda dei tempi, scrivere, riscrivere, aspettare una risposta o capire se nel frattempo è cambiato tutto. Le maniche, ormai, le lascio su.
Lavoro con case di produzione in Italia e all’estero.
Ho co-scritto il film Babylon Sisters, diretto da Gigi Roccati (Ticofilm e AntiTalent, 2017). Sono stato finalista al Premio Solinas con quel soggetto che poi è diventato il romanzo, e selezionato per i laboratori del TorinoFilmLab (SeriesLab e TFL Extended: Veneto Writing Lab), il Writers Campus di Series Mania a Lille e CannesFilms Unlimited.
Sono disponibile a condividere una stanza di scrittura o a ragionare su una storia che cerca la propria forma. Se ne hai una, racconta pure. Le maniche sono già a posto.